Appunti di rigenerazione urbana: nodi, direttrici ed aree interne

Territorializzare la rigenerazione urbana

Il recente bando per la riqualificazione e rigenerazione di “aree urbane degradate”, promosso dal Governo centrale (DPCM 15.10.2015), ha teso a superare i fattori di degrado, marginalità occupazionale, sociale e culturale, e rispondere alle istanze di “rammendo delle periferie” promosse dal Senatore arch. Renzo Piano. Nel corso delle verifiche di ammissibilità secondo i parametri previsti dal bando, si è riscontrata l’incongruenza tra l’assunzione proposta di “area urbana degradata” e l’esperienza urbana reale ed effettiva che si sperimenta nelle aree interne rispetto alle città più grandi ed ai luoghi più antropizzati.

Il concetto introdotto di “area urbana degradata” non risulta in grado di interpretare l’urbanità altra dei diffusi luoghi considerati marginali nell’assetto regionale. Sarebbe stato meglio promuovere un preliminare processo ricognitivo sul territorio, non limitato al censimento 2011 dell’ISTAT ma con un ruolo attivo da parte degli enti locali all’attualità.

Le criticità nella condizione urbana dei centri più consolidati è spesso da correlare ad una condizione territoriale più generale di criticità infrastrutturale, socio-economica e demografica, segnata dai limiti prestazionali delle cosiddette “città medie” e dal continuo spopolamento delle aree marginali regionali, oggi riclassificate come “aree interne”. Lo spopolamento di queste aree e di questi borghi non è assunto come una “questione urbana”, ma spesso è letto con sguardo assecondante volto a suggerire l’emozione che suscita la loro esperienza, addirittura in contrapposizione con un’esperienza urbana possibile.

A questa condizione si affianca una crescente e nuova mobilitazione culturale che rivendica la contemporaneità del “ritorno al borgo”, soprattutto al Sud, dove l’esperienza urbana delle “città” ha spesso mostrato enormi insufficienze (eccesso di urbanizzazione, insicurezza urbana, insostenibilità ambientale ed energetica, inefficacia infrastrutturale, fruizione critica ed insicura degli spazi).

Ci si chiede, quindi, se non siano anche queste cosiddette aree interne le “periferie” da rammendare, quali periferie territoriali da ricucire nel sistema metropolitano. Se dunque il concetto di rigenerazione urbana, necessariamente altro rispetto a riqualificazione e recupero, non comporti inevitabilmente la contemporanea visione alla scala urbana ed a quella territoriale.

L’impostazione transcalare, esito in primo luogo del ripensamento in chiave “ecologica” degli insediamenti e dell’uso del suolo correlato, suggerisce che la tripartizione delle politiche nazionali e regionali di coesione e sviluppo tra PON Città Metropolitane, misure dei POR sulle Città Medie e strategie nazionali e regionali sulle “Aree Interne”, non colga la necessità di ripensare un modello di territorio prima ancora che di città. La resilienza urbana non può che svolgersi nel rinnovato rapporto tra città e territorio, tanto più in una stagione del “costruire nel costruito” che sembra, viceversa, tradursi semplicisticamente in un arroccamento dei luoghi “più propriamente urbani” o centrali.

Questa si ritiene sia l’istanza più significativa che può trarsi, ora, dal consolidamento degli assetti metropolitani, ed in cui si può sperare, poi, a partire dai riproposti programmi interregionali e macroregionali.

Circa il ruolo delle reti locali nell’assetto metropolitano, si evidenzia che dalle riproposte forme di Sviluppo Locale Partecipato (CLLD) ci si attende altro rispetto alle istanze puramente programmatiche delle precedenti stagioni: il requisito è il riferimento ad assetti amministrativi più o meno permanenti per gestire in forma associata i servizi e compensare il dissolversi degli enti intermedi.

In questo scenario, dunque, si è intesa approfondire la questione urbana emergente nelle aree interne, secondo le istanze dello sviluppo urbano sostenibile e tentare di riattivare le capacità storiche e latenti in grado di incidere sulla base economica locale.

La matrice interpretativa di riferimento si è ritrovata nel sistema locale e territoriale delle aree centrali storiche, come nodo e rete tra nodi da riattivare. La necessaria visione metropolitana ha suggerito, in ultima analisi, un passaggio ulteriore: correlare capisaldi metropolitani ed aree interne per la continuità territoriale, fino alla scala interregionale. Di conseguenza si riconoscerebbe alle “città medie” effettivamente un ruolo cerniera e non come semplice corona circolare di redistribuzione degli effetti e prestazioni dei sistemi metropolitani.

La territorializzazione della rigenerazione urbana ha infine condotto a riproporre l’attenzione al concetto di direttrice trasversale costa-entroterra, riprendendolo dalla letteratura storica in materia di politiche di sviluppo regionale.

Territori e proposte di programma

Con questo spirito si è attivato sin dal 2013 un confronto culturale e professionale su rigenerazione urbana e territoriale, centri storici, borghi ed aree interne della regione Campania, in prospettiva della programmazione dei fondi UE 2014-2020. Ne è derivata una piattaforma (Reframe workgroup1) che con il termine rigenerazione urbana ha inteso “un processo e/o una politica di governo del territorio, attivati o supportati da processi partecipativi e di partenariato pubblico/privato,  con oggetto il patrimonio edilizio ed urbanistico esistente,  finalizzati  a  garantire la permanenza, il ripristino o il rinnovamento delle condizioni di vitalità e sostenibilità socio-economica, culturale ed ambientale, di qualità urbana,  funzionale e prestazionale, in  particolare  in  termini di dotazione di attrezzature, servizi e infrastrutture, di risparmio energetico e sicurezza dalla vulnerabilità sismica ed idrogeologica”.

Un primo contributo è stata la presentazione di una proposta di legge regionale in Campania (PdL n°478 dell’11.09.20132) che ha cercato di correlare i seguenti temi:

  1. nella visione di una regione metropolitana, non isolare le “aree interne” e marginali dalle aree urbane centrali ed i sistemi territoriali intermedi, riconoscendo una “questione urbana” per le aree interne; riattivare le reti territoriali ed attivare i nodi della rete: nuove forme di piano, invece che “stili di piano”, devono supportare la transcalarità e la resilienza per assetto reticolare;
  2. la matrice insediativa storica, locale e territoriale, costituisce traccia dell’istanza rigenerativa: la rete tra borghi diviene la rete tra aree centrali storiche, dove puntare prioritariamente sull’integrazione tra riqualificazione energetica ed antisismica e riuso funzionale, garantendo la rivitalizzazione urbana e culturale; l’area centrale storica non è più semplicisticamente allestita per la fruizione e accoglienza turistica ma ripensata, più in generale, per residenza nuova e di ritorno, produzioni artigianali e digitali, innovazione sociale; l’obiettivo è ri-attirare quelle classi giovanili dai 20 ai 35 anni riconosciute come portatrici di innovazione e valorizzazione intergenerazionale;
  3. per la continuità “urbana e territoriale” propria dell’istanza rigenerativa, è necessario superare l’impostazione della legge regionale della Campania n°26/2002 che ha assecondato in sede di Piano Urbanistico Comunale (LUR n°16/2004) la perimetrazione del centro storico ed il suo rinvio a futuro Programma Integrato, di fatto isolandolo dal resto del territorio comunale oggetto di Piano;
  4. cogliere le opportunità di nuove modalità operative che agiscono per “correlazione di ambiti” ed allo stesso tempo correlare i territori attraverso forme di Sviluppo Locale Partecipato e/o Intervento Territoriale Integrato (proposte nella nuova programmazione 2014-2020), integrate nei redigendi piani generali; di fronte ai rinnovati assetti metropolitani, pur nell’arretramento delle istituzioni “medie” come le province, ridare ruolo al piano generale, quale sede delle “correlazioni possibili” alla scala urbana e territoriale: passare da una impostazione quantitativa e lineare (città grandi à città medie à aree interne; Piano Regionale à PTCP à PUC) ad approcci prestazionali e circolari in grado, magari, di favorire nuovi assetti amministrativi per la resilienza dei territori;
  5. alla scala territoriale: compensare il dissolversi delle istituzioni medie con l’istituzionalizzazione ed il consolidamento della pianificazione d’area, con ruolo strutturale in primo luogo e forme perequative territoriali a supporto di azioni operative convergenti sui capisaldi della rete;
  6. alla scala urbana e locale: porre l’istanza rigenerativa all’interno del Piano generale attraverso la definizione di ambiti di correlazione urbanistica, idee guida di processo, aggregati edilizi ed unità minime di intervento; priorità a Piani programmatico-operativi delle aree centrali storiche, coerenti con la dimensione strutturale del Piano (in forma associata o quale approfondimento del PTCP), supportati da studi di fattibilità, avvisi esplorativi per operatori e programmi di finanziamento nel ciclo 2014-2020;
  7. diviene inevitabile, a questo punto, assumere una impostazione “manageriale” nel governo delle aree centrali storiche e delle loro reti territoriali, al fine di tener conto di differenti soggetti, esigenze, tempi, fasi, stagioni, programmi: la rivitalizzazione delle Aree Interne come forma di presidio territoriale e socio-economico dovrebbe essere un obiettivo dei nuovi programmi per i sistemi metropolitani.

Le istanze promosse nel 2013 con la proposta di legge regionale n°478 sono in attesa di riassunzione dal rinnovato Consiglio Regionale della Campania, dove i proponenti di allora partecipano ora della maggioranza politica.

Intanto, all’inizio della nuova legislatura regionale si ripropone l’impostazione più “redistributiva” della Lr 26/2002 sulla riqualificazione dei centri storici, attraverso una nuova proposta di legge (PdL n°16 del 06.08.20153) che classifica quali “borghi caratteristici delle Aree Interne” i comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti, diversamente dalle classificazioni operate dal Ministero.

Si ritiene condivisibile la proposta di legge per il ruolo strategico riconosciuto all’armatura diffusa di questi centri, alle “giovani generazioni” supportate nel re-insediamento o ritorno nei centri minori, quindi allo strumento stesso del Piano Urbanistico quale sede naturale delle più ampie ed integrate politiche di sviluppo degli insediamenti e dei territori delle Aree Interne.

Tuttavia, ciò che nella precedente proposta di legge costituiva un sistema di criteri e requisiti, quale connotato del carattere necessariamente integrato della rigenerazione urbana ma intenzionalmente convergente in un Piano-programma unitario, nella nuova proposta di legge produce un eccessivo sistema di strumenti, di programmi differenti e bandi correlati:

  1. programma di riqualificazione, comprendente schede dei privati per l’accesso a contributi;
  2. progetti sugli “itinerari dei mercati di zona” o “rete condivisa di eventi coordinati”;
  3. programma intercomunale di itinerario (minimo 5 comuni);
  4. piano comunale e/o intercomunale dell’ospitalità, da approvare con accordo di programma;
  5. piano di rigenerazione urbana, anche con premialità per il recupero del patrimonio in disuso;
  6. piani di area vasta, per definire strategie e politiche locali di adattamento al cambiamento climatico;
  7. progetti pilota e dimostrativi, in materia di sostenibilità ambientale ed energetica per i borghi caratteristici;
  8. processi di certificazione dei borghi caratteristici;
  9. piano regionale “Territorio Digitale” per attrezzare i comuni con meno di 3.000 abitanti con infrastrutture tecnologiche adeguate;
  10. progetti pilota in materia di e-government
  11. progetti integrati di valorizzazione del territorio su azione intercomunale.

La proposta di legge, inoltre, intende correlarsi a due fonti di finanziamento: la programmazione dei fondi UE 2014-2020 e un “Fondo regionale per la valorizzazione e sviluppo dei borghi caratteristici”, capitolo di spesa di nuova istituzione.

Si ritiene questa impostazione premiante l’azione per settori, generalmente con esiti redistributivi o di “crescita delle opportunità” ma con il rischio di risultati insoddisfacenti, come già sperimentato nella riqualificazione diffusa, ma essenzialmente materica, promossa dalla legge regionale 26/2002 in Campania o nell’insufficiente riequilibrio territoriale prodotto con il Piano Territoriale Regionale 2008.

Si evidenza, infine, come il riferimento esclusivo ai comuni con popolazione inferiore a 3.000 abitanti non permette di capitalizzare le reti locali emergenti sul territorio che generano relazioni di complementarietà e di sinergia tra centri di rango differente (pertanto nella proposta di legge 2013 ci si era riferiti al sistema dei comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti, circa l’82% del totale in Campania).

Una strategia rigenerativa dovrebbe, viceversa, basarsi sulla intelligente integrazione dei soggetti, dei temi e degli strumenti, convergendo su programmi unitari, magari a più fasi di attuazione e più scale di riferimento.

Sperimentazioni in corso: il caso TOOK Marche-Cilento

Nel Giugno 2015 il gruppo di lavoro Reframe ha offerto un contributo al progetto di gemellaggio TOOK Marche-Cilento (PON Agire 2007-2013) tra il comune trasferente di Corinaldo nelle Marche ed i comuni beneficiari di Piaggine, Rofrano, Morigerati, Casaletto Spartano, Tortorella e Camerota nel Cilento, Parco Nazionale in regione Campania. Il progetto ha posto l’attenzione sul turismo sostenibile quale fattore strategico di rilancio della base economica locale dell’area cilentana. Reframe ha evidenziato il fattore determinante della rete dei borghi e dei centri storici, segnati dallo spopolamento e dalla presenza di un articolato patrimonio edilizio in disuso, prevalentemente di interesse storico-testimoniale, e in attesa di processi di riattivazione di dinamiche sociali ed economiche alla scala locale e territoriale. In questo senso si è suggerito di riarticolare il ruolo riconosciuto al turismo ed alla ospitalità, estendendo l’attenzione alle nuove forme di residenzialità in aree di pregio ambientale, sia temporanee che permanenti, in correlazione con nuove forme di produzione artigianale, agroalimentare e servizi. Di conseguenza la rete dei borghi viene riconosciuta come l’ossatura urbano-rurale e storico-insediativa sulla quale imbastire un processo di rigenerazione sociale, economica, ambientale e territoriale, lungo la direttrice costa-entroterra, con l’intenzione da un lato di attrarre nuovi abitanti/turisti e dall’altro di contribuire a garantire un’adeguata dotazione infrastrutturale e di servizi alla popolazione locale (innovazione sociale), frenando lo spopolamento (presidio è sviluppo, secondo la strategia ministeriale e regionale sulle Aree Interne).

E’ risultato significativo, in particolare, che il progetto ha correlato comuni disposti lungo una direttrice costa-entroterra che nella classificazione ministeriale per le aree interne del 2014 è risultata “ultraperiferica”, quando invece l’area-progetto scelta nel Cilento è stata un’altra (valli dell’Alento e del Calore). Anche lungo il gradiente costa-entroterra è presente un evidente squilibrio territoriale interno, riproposto come rete potenziale di relazioni sinergiche e/o complementari da capitalizzare.

A questo scopo, nel tentativo di offrire un contributo metodologico e programmatico e favorire “il matching tra offerta e domanda di progettualità”,  Reframe ha proposto di interpretare l’istanza rigenerativa alla scala urbana e territoriale secondo un’impostazione prestazionale. Si è inteso, in sostanza, correlare differenti e talvolta alternativi connotati o fasi del piano e dell’azione, per strutturare un percorso aggregativo e ricadute operative locali: tattica/strategia; fase di innesco/fase di sviluppo e gestione; nodo/direttrice. Infine si è definito uno schema metodologico quale protocollo di lavoro o toolkit del processo da attivare:

  1. individuare le comunità-borgo;
  2. ricercare il tema-catalizzatore del processo;
  3. riconoscere scintille di attivazione;
  4. definire leve di mantenimento;
  5. precisare i caratteri del processo;
  6. assumere indicatori/target;
  7. proporre attori/azioni;
  8. valutare strumenti/risorse.

Un approccio prestazionale alla rigenerazione urbana e territoriale, quindi, interroga il territorio e le comunità nel definire ruoli e funzioni per l’attivazione del processo e l’attuazione della strategia complessiva, senza applicare modelli estranei e senza ribassare i lineamenti del programma ai limiti locali.

Come prima conclusione si è proposto il piano di rigenerazione urbana e territoriale per il turismo sostenibile come starter/driver di processi di innovazione sociale, articolato in una fase di innesco ed una di sviluppo e gestione: i centri storici e la rete tra borghi divengono il dominio di definizione del programma strategico ed operativo, attualmente in corso del necessario approfondimento metodologico, istituzionale e programmatico per tradurre l’esperienza del TOOK Marche-Cilento nell’ambito della nuova programmazione regionale 2014-2020, investendo sulle forme proposte di sviluppo territoriale integrato e partecipativo. Un obiettivo a medio termine è agire tra economie qualificate (benessere e green economy), supportate dalla politica comune dei 6 centri cilentani per attivare prime tracce di nuovo mercato e leve necessarie dove business innovativi e valori emergenti incidano in termini di residenza nuova e/o temporanea, rigenerando la necessaria contaminazione tra l’altro modo di pensare l’ambiente e l’altro modo di pensare lo sviluppo4.

 

Conclusioni

Mentre si scrive, in attesa che il Governo Renzi precisi il Masterplan per il Sud, si assiste allo scenario di devastazione del Sannio alluvionato dell’Ottobre 2015: eppure la vera emergenza, per esempio, sarebbe quella di ispessire di ruolo e funzioni la cosiddetta direttrice ferroviaria AV/AC Napoli-Bari che proprio nel beneventano trova una cerniera strategica, dove accompagnare la natura di “condotto”, che collega il caposaldo iniziale con quello finale, con quello di “corridoio”, che serve e re-imbastire il territorio attraversato (Iacoviello, Ruocco, 2003): le direttrici trasversali Tirreno-Adriatico suggeriscono nel Sud scenari macroregionali differenti rispetto alla proposta del DdL Morassut-Ranucci. Il progetto di Alta Velocità ferroviaria e Matera capitale della cultura nel 2019  rilanciano l’asse Campania-Basilicata-Puglia5 ed in questo senso le direttrici costa-entroterra nel Cilento ripropongono la visione storica della regione dei tre parchi con il Pollino e la Val d’Agri, quale piattaforma storico-naturalistica di rigenerazione socio-economica e culturale. Si attendono, quindi, opportune strategie nelle politiche regionali per conseguenti programmi urbani e territoriali.

Note

*   architetto libero professionista, ruoccofr@libero.it

  1. Reframe workgroup è una piattaforma culturale e professionale per lo sviluppo del piano/progetto di rigenerazione urbana e territoriale delle aree interne nel mezzogiorno, www.reframeworkgroup.it (Francesco Ruocco, Franca Maria Bello, Massimiliano Ruggiero).
  2. Proposta di legge regionale presentata in seno al Consiglio Regionale della Campania dagli on.li D.Pica, G.Abbate, R.D’Amelio.
  3. Proposta di legge regionale presentata in seno al Consiglio Regionale della Campania dall’on.le A.Gambino.
  4. Bonomi, A. (2013), “La natura matrigna invita a ripensare sviluppo e ambiente” in Il Sole 24ore, 24 Novembre 2013
  5. Bonomi, A. (2015), “Guardare alle Regioni per capire l’Italia che verrà” in Il Sole 24ore n°501, 8 Novembre 2015

Bibliografia

Iacoviello, M., Ruocco, F. (2003), “Ritmi transcalari tra condotti e corridoi” in Urbanistica Informazioni, vol. 189, maggio-giugno 2003 (pag.17-18)

Saggio redatto e presentato da Francesco Ruocco per la IX Giornata Studio dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, 18-19 Dicembre 2015, Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.

Il progetto TOOK Marche-Cilento: tentativi di imbastire nuovi processi di ri-generazione urbana e territoriale

Nel Giugno 2015 il gruppo di lavoro REFRAME ha offerto un contributo al progetto in corso di gemellaggio tra 6 comuni del Cilento (Campania) ed il comune di Corinaldo nella regione Marche. Il progetto TOOK Marche-Cilento è stato attivato su di un PON Agire (riconoscimento del DPS Dipartimento per lo Sviluppo Politiche e la Coesione Economica del Ministero dello Sviluppo Economico) con il supporto delle Università di Ancona (Italia) e di Lovanio (Belgio) e l’obiettivo di trasferire buone pratiche sul tema del Turismo Sostenibile. Comune offerente il Comune di Corinaldo (Marche), comuni riceventi i comuni di Piaggine, Rofrano, Morigerati, Casaletto Spartano, Tortorella e Camerota nel Cilento (Campania).

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Fotografia di Domenico Lettieri

Le condizioni socio-economiche, geografiche e localizzative, nonchè istituzionali, delle due realtà a confronto sono di fatto ben differenti, come dimostrano i dati ISTAT: tuttavia l’iniziativa, che ha coinvolto per circa un anno i partecipanti, ha esaltato la dimensione metodologica come fattore da maturare per qualificare il sistema turistico cilentanto. In che modo?

Reframe ha teso innanzitutto a descrivere casi o buone pratiche dove il turismo dei borghi (più o meno abbandonati) è risultato la chiave di volta di territori spesso marginali, tuttavia evidenziandone anche possibili criticità. Non si tratta soltato di diffuse pratiche di “albergo diffuso”, soluzione spesso promossa indistintamente rispetto alle condizioni di contesto, ma anche di altre pratiche che Reframe ha classificato in funzione del carattere più tattico ovvero più strategico. Si è evidenziata inoltre la corrispondenza tra l’ambito intercomunale interessato dal progetto TOOK MC (“direttrice del Calcare” nel Cilento) e la classificazione ministeriale delle Aree Interne regionali e nazionali che proprio in tale area ha riconosciuto in Campania la condizione di “Comuni Ultraperiferici”. Eppure l’area progetto sul tema Aree Interne nel Cilento è un’altra ovvero il transetto Alento-Calore che comprende il comune di Piaggine, il solo interessato anche dal progetto TOOK MC.

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Fotografia di Domenico Lettieri

Di conseguenza Reframe ha sottolineato la necessità di ripesare il ruolo del Turismo tra azioni tattiche e progetti strategici di più ampio respiro e carattere integrato ovvero il ruolo di starter/driver del Turismo per processi di ri-generazione urbana (i nodi) e territoriale (la rete tra i centri) in grado di incidere sulle condizioni di cambiamento ed innovazione sociale ed economica. Il riferimento è stato quindi non solo il turismo e quindi l’ospitalità ma anche il tema della Residenza temporanea ovvero della nuova residenza stabile nei contesti della Ruralità Contemporanea, da riattivare necessariamente e strategicamente nel processo in corso di consolidamento delle relazioni metropolitane. Evidentemente il concetto di direttrice trasversale alla costa torna utile in questo tentativo di re-imbastire il territorio proprio lungo le relazioni deboli o abbandonate da tempo. In questo senso la tripartizione offerta dalle strategie nazionali e regionali (Pon per Città Metropolitane, Por Città medie e Strategia nazionale e regionale sulle Aree Interne) non favorisce la giusta valutazione del ruolo delle direttrici trasversali di correlazione costa-entroterra.

La richiesta di accuratezza nella metodologia di analisi, valutazione e piano delle Linee guida ministeriali per la costruzione di una Strategia per le Aree Interne ha suggerito di “ingegnerizzare” opportunamente il processo di costruzione di una visione condivisa e di un correlato programma di azioni ed attività, al fine di implementare quanto emerso nel corso del lavoro del gruppo TOOK MC.

Si sono approfonditi inoltre alcuni aspetti del tema riguardante la rigenerazione urbana dei centri storici e dei borghi, a partire dalle questioni circa la riqualificazione energetica ed antisismica del patrimonio storico esistente ovvero circa il sistema di finanziamenti e programmi europei (su fondi diretti e indiretti o strutturali) che possano supportare il processo attivato.

Un modello di piano strategico, articolato in programma di innesco (I Fase) e programma di sviluppo e gestione (II Fase), si è proposto a conclusione del contributo di Reframe e quindi si è individuato in prima analisi nel Laboratorio di Pianificazione Partecipata (art.7 Legge n°13/2008 della Regione Campania) la forma possibile da assumere per supportare i 6 Comuni interessati dal progetto TOOK MC nel processo più generale di rigenerazione urbana e territoriale.

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Fotografia di Domenico Lettieri

Sul blog è possibile consultare e scaricare il contributo di REFRAME

al progetto TOOK Marche-Cilento, Giugno 2015

La rigenerazione dei centri storici ed il DL 133/2014 “Sblocca Italia” convertito con L.164/2014

Con Decreto Legge n°133 del 12.09.2014 il Governo Renzi ha approvato “Misure urgenti per l’apertura dei cantieri, la realizzazione di opere pubbliche, la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’emergenza del dissesto idrogeologico e per la ripresa delle attività produttive”. La pubblicazione del decreto è avvenuta con la G.U. Serie Generale n°212 del 12.09.2014 : in seguito al dibattito parlamentare il testo definitivo è stato approvato e convertito con Legge n°164 dell’11.11.2014.

Il tema della rigenerazione dei centri storici, come precedentemente pubblicato sul presente blog, trova assonanze con il tema del “rinnovo urbano” promosso dal disegno di legge del Ministro Lupi sulla nuova legge nazionale di principi in materia di governo del territorio presentata in Consiglio dei Ministri il 24.07.2014. Si è evidenziato, inoltre, che il tema della rigenerazione non si esaurisce tuttavia nella dimensione edilizio-urbanistica, proponendosi – storicamente – come tema multidimensionale, multiobiettivo e transcalare, coinvolgendo necessariamente pluralità di soggetti, istituzioni, strumenti e programmi.

Allo stesso tempo, il dibattito sui temi della rigenerazione evolve quasi in parallelo con il dibattito sistematico sulla validità della forma “piano” quale strumento generale per affrontare il governo del territorio: di conseguenza la forma del “programma integrato”, eventualmente in variante al piano generale, coltivando la forma del “progetto urbano” (spesso sopravvalutato nella sua efficacia come strumento di intervento), si propone in alternativa come dimensione naturale della rigenerazione urbana. In realtà proprio questi temi emergenti, anche se non nuovi nella storia delle politiche urbane, dimostrano le necessità di andare oltre le dicotomie semplicistiche del tipo piano e progetto, urbanistica ed edilizia,  pubblico e privato, generale e particolare, strategia e tattica, per esempio.

Il governo delle emergenze ambisce a “sbloccare” sin da subito il sistema Italia, ritenuto frenato nei suoi meccanismi, nelle sue procedure, nei suoi strumenti, proprio a partire, tra l’altro, dal settore dell’edilizia (tra i più colpiti dalla crisi socio-economica) ed in parte dalla dimensione urbanistica. Questa ambizione si annuncia con il DL 133/2014 attraverso “disposizioni per la semplificazione burocratica, il rilancio dei settori dell’edilizia e immobiliare”. Il patrimonio edilizio ed  urbanistico esistente ed in particolare i centri storici sono da sempre luogo di conflitti e criticità nella capacità operativa volta alla riqualificazione urbana e socio-economica e pertanto è significativo valutare la credibilità e/o l’efficacia degli strumenti e delle misure proposte.

Il Capo V è dedicato alle “misure per il rilancio dell’edilizia

Art.17 – Semplificazioni ed altre misure in materia edilizia

Con l’obiettivo della semplificazione procedurale, del recupero del patrimonio edilizio esistente e della riduzione del consumo di suolo, si introducono ben 39 modifiche e/o integrazioni al Testo Unico in materia edilizia DPR n°380/2001. Tra gli altri si evidenziano i seguenti punti:

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Rinnovo e Rigenerazione urbana

Il 24 Luglio  2014 il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del Governo Renzi, Maurizio Lupi, ha presentato il Disegno di Legge sui “Principi in materia di politiche pubbliche territoriali e trasformazione urbana”, esito dell’approfondimento a cura del Gruppo di Lavoro “Rinnovo Urbano” istituito presso la segreteria ministeriale.

Il tema centrale dell’attesa nuova legge urbanistica nazionale (legge di principi ai sensi del rinnovato Titolo V della Parte Seconda della Costituzione Italiana) è proprio il RINNOVO URBANO, segno della dominanza oramai diffusa del “costruire nel costruito” o “tra il costruito” che, di conseguenza, incide sui connotati ed i temi di necessario approfondimento del disegno di legge.

Le politiche di rinnovamento urbano non sono una novità ma hanno caratterizzato l’esperienza urbanistica di molte città in particolar modo a partire dal XIX secolo nel mondo anglosassone e statunitense, quando le esigenze erano quelle di aumentare le prestazioni urbane delle stesse aree centrali degradate, magari trasferendo all’esterno le aree industriali e incrementando l’accessibilità dello stesso downtown ovvero favorendo ristrutturazioni urbanistiche a fini sociali ed inclusivi, anche supportate da iniziative filantropiche. Le esperienze di rinnovo urbano sono dunque proseguite durante il primo ed il secondo dopoguerra del XX secolo con alcuni esiti diffusi: l’incremento della densità edilizia ed abitativa delle aree centrali e l’incremento di aree per usi collettivi ma sovente, al tempo stesso,  con effetti sociali e culturali non sempre governati efficacemente come la demolizione forzata di tessuti storici, l’allontamento di classi sociali di ceto basso con la conseguente “gentrification” (cambiamento delle classi sociali dominanti e delle stesse attività prevalenti: dalla città della produzione alla città del terziario e dei consumi), suggerendo all’antropologa Jane Jacobs nel 1961 il titolo del libro “Vita e morte delle grandi città americane”.

JaneJacobs

All’epoca la produzione manifatturiera manteneva il suo ruolo strategico nella più complessiva base economica urbana e tutto al più andava riposizionata per capitalizzarne il potenziale socio-economico, mentre le aree centrali complementari andavano rivitalizzate anche per governare l’eccessiva suburbanizzazione.

Ma cosa vuol dire “rinnovo urbano” oggi con la crisi dell’industria e dello stesso terziario, nonché della stessa “classe media”?

Si può davvero pensare che il rinnovo urbano si basi sull’esclusivo ruolo delle cosiddette classi creative ovvero sulla politica dell’ evento?

La differenza più profonda che le politiche di rinnovo urbano si troveranno ad affrontare oggi sono la rivoluzione digitale ed energetico-ambientale, le istanze di riduzione del consumo di nuovo suolo e di partecipazione sociale ai processi di trasformazione urbana, il ruolo oramai diffusamente riconosciuto ai valori della storia, il crescente peso assunto dalle formule di mixitè sociale, culturale e funzionale che caratterizzano le più attuali politiche di RIGENERAZIONE, inevitabilmente supportate da nuovi meccanismi di finanziamento e da efficaci crono-programmi di intervento.

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Analisi della vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio storico del Cilento

IL PROGETTO ARCA | LAB Cilento

Laboratorio sperimentale per l’analisi della vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio storico del Cilento

Premessa

La nuova classificazione del rischio sismico, riferita ad accelerazioni di picco attese su suolo rigido e ad una probabilità di superamento del 10% in 50 anni, permette di stimare accelerazioni massime nel Cilento generalmente inferiori a 0,15 g. Per ciò che riguarda il patrimonio edilizio storico (in muratura), può essere conveniente riferirsi ad un periodo superiore ai 50 anni come vita utile dell’intervento di recupero, e quindi a periodi di ritorno per l’azione sismica maggiori, con conseguenti maggiori accelerazioni attese. Il potenziale di danno associato ai valori dell’accelerazione sismica dipende poi da diversi fattori, tra i quali la qualità del costruito è tra i pochi su cui si possa intervenire attivamente.
Le LINEE GUIDA per la mitigazione del rischio sismico per le infrastrutture pubbliche e per il patrimonio edilizio pubblico e privato in Campania risalgono al 2006 e non sono quindi allineate alle nuove norme tecniche per le costruzioni (ex D.M. 14/01/2008). Le specifiche in esse contenute non si occupano inoltre delle costruzioni in muratura, che rappresentano la parte più antica e più fragile del patrimonio edilizio esistente.
Lo stesso quadro normativo nazionale tende a trascurare (relativamente ad obblighi e tutele) i manufatti ordinari, che costituiscono il tessuto urbanistico dei centri storici, privilegiando invece la tutela degli organismi edilizi di maggior pregio (meritevoli del riconoscimento di beni culturali ai sensi del D.Lgs. 22 gennaio 2004 n.42).
Altre regioni, tra quelle maggiormente colpite da eventi sismici del passato (Umbria, Marche, Emilia), hanno avviato politiche di intervento integrate e stanziato risorse specifiche, allo scopo di attivare una filiera produttiva dedicata al miglioramento strutturale degli edifici e alla riduzione del rischio sismico su scala urbana. Nell’ambito di queste politiche, la conoscenza della vulnerabilità del patrimonio edilizio esistente viene posta come azione prioritaria.
Il progetto ARCA | LAB Cilento, facendo riferimento al quadro delle politiche di rigenerazione urbana dei centri storici dei comuni minori definito dalla proposta di Legge Regionale della Campania n°478 dell’11.09.2013, si propone di istituire un laboratorio sperimentale per l’analisi della vulnerabilità sismica del patrimonio edilizio storico del Cilento. Rivolgendo la sua attenzione in particolare all’edilizia in muratura, il progetto mira a generare un processo partecipativo, basato sulla conoscenza e improntato alla proposta di soluzioni sostenibili, che coinvolga tutti i portatori di interesse (cittadini, istituzioni, professionisti, imprese, commercianti, associazioni, comitati …) e si sviluppi verso la creazione di un organismo permanente – un osservatorio sull’edilizia storica – che guidi i soggetti coinvolti e sostenga l’adozione di buone pratiche (DP_01, Proposta Operativa).

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